Il nuovo Spider-Man, Miles Morales, domina una notturna Brooklyn

Era da parecchio che non mi capitava di divertirmi così tanto leggendo un fumetto di supereroi come mi è successo con Miles Morales: Spider-Man – Straight out of Brooklyn, primo volume della raccolta del nuovo ciclo di storie del personaggio firmate da Saladin Ahmed (sceneggiature), Javier Garrón (disegni) e David Curiel (colori). Una lettura davvero spassosa anche per chi, come men, di recente non è stato gran frequentatore del nuovo Spidey. Ammetto di aver letto, diversi anni fa, le prime storie del suo esordio, per poi perderlo di vista, pur continuando a interessarmi alle sue vicende.

Ad esempio, so che di recente Miles ha compiuto il salto dall’universo Ultimate a quello classico (conseguenza di Secret Wars, una saga importantissima anche in ottica MCU, visto che la maxi storyline di questa fase pare puntare in quella direzione); mi sembra di aver capito che sia stata una scelta obbligata, visto che in quella saga la Marvel ha risistemato un po’ di universi alternativi (insomma, preparatevi a quello che accadrà sul grande schermo tra non molto). Ma al di là di questo, tutto quello che è necessario sapere per godersi queste 128 pagine di azione e ironia è che Miles viene da Brooklyn, va al college insieme al suo storico amico Ganke e… i suoi genitori sanno che è Spider-Man!

Nonostante l’aspetto piuttosto oscuro della copertina scelta da Panini per questo primo volume, le atmosfere all’interno sono decisamente solari. Merito non solo dello stile vivace di Garrón e dei colori brillanti di Curiel, ma anche del ben bilanciato equilibrio tra le avventure in costume e i momenti che si svolgono nel contesto della vita quotidiana di Miles, studente universitario con un “secondo lavoro” che lo porta spesso a fare tardi alle lezioni, o a presentarsi in aula con evidenti segni di stanchezza. È un ritorno a un certo tipo di storie che caratterizzava la vita editoriale di Peter Parker qualche decennio fa (non casualmente fino a quei ’90 che rappresentano il mio primo approccio coi fumetti, la nostalgia gioca un suo ruolo qui) e che ora quel personaggio è invece troppo adulto per sostenere. 

Un confronto tra Rhino, Spider-Man e Capitan America da Miles Morales: Straight out of Brooklyn

Miles Morales però è poco più che un adolescente, è al primo anno di college ed è perfettamente normale che debba difendersi non solo da strambi tizi con poteri improbabili e costumi discutibili, ma anche dall’ossessione del vicepreside, indispettito da assenze e comportamenti equivocabili, o dalle richieste della fidanzata del momento di condividere i propri segreti.

Di fatto Straight Out of Brooklyn si divide in due mini-saghe. nella prima Miles deve vedersela con una misteriosa banda di bambini, privati della volontà e potenziati con super poteri, insieme a una imprevedibile coppia di alleati: Rhino e Capitan America. Mentre Cap gioca il suo ruolo istituzionale di modello per Miles, è la variabile Rhino a sparigliare le carte e a rivelarsi il motore comico della storia nelle sue goffe interazioni con gli inediti compagni di lotta. Nella seconda parte è invece Lapide il villain principale, anche se l’attenzione di Miles è fatalmente dirottata dall’irruzione in scena di Storno, giovane nipote dell’Avvoltoio che indossa le tecnologie del nonno e si rivelerà (per il momento?) un’indispensabile, ma un po’ troppo spietata alleata. Anche quel piccolo dettaglio che la sua semplice presenza fa girare la testa agli ormoni di Miles però non è da sottovalutare. 

I peggiori problemi di Miles Morales non vengono dai supertizi, ma dal vicepreside.

Il filo conduttore di tutte queste vicende però è la vita quotidiana di Miles in università, dove i suoi comportamenti spesso inspiegabili iniziano a destare sospetti. Benché apprezzato per la sua brillantezza ed empatia da buona parte del corpo docente, Miles è sotto la lente d’ingrandimento del vice-preside convinto di trovarsi di fronte a uno sfaticato salta-lezioni. Più complicata è invece la gestione delle cose con XXX, frequentazione che potrebbe rivelarsi anche qualcosa di più, se non fosse che Miles sparisce ogni volta che le cose si mettono male per lasciare spazio a Spider-Man, dettaglio che alla giovane e per nulla distratta compagna di lezioni certo non è sfuggito. 

A tenere insieme il tutto c’è un leggero, ma onnipresente velo di ironia, mai fuori luogo e dispensata sempre al momento giusto: un ingrediente indispensabile in ogni spider-formula che si rispetti. Il potere di strappare un sorriso tuttavia non arriva mai senza una dose di responsabilità, e in questo caso la responsabilità è quello di riflettere sul concetto di identità. C’è l’identità segreta da supereroe, che Miles ha condiviso con Ganke e i genitori, che XXX vorrebbe forse conoscere ufficialmente (sempre che in realtà la sottotrama non vada altrove), e che Storno non si preoccupa di celare, con grande stupore del nostro Spidey.

Storno ha fatto colpo su Miles Morales in Straight out of Brooklyn

In ballo però c’è anche l’identità di Miles come individuo, di newyorkese di Brooklyn, dettaglio quest’ultimo a cui tiene molto come si capisce dal dialogo con Storno, ma anche di figlio di immigrati portoricani, una condizione che impone alla famiglia Morales di guardare al presente attraverso una lente di attenzioni e preoccupazioni diverse da quelle dell’americano medio incarnato da Peter Parker. Saladin Ahmed è bravissimo a far filtrare attraverso pochi dettagli e dialoghi (la paura della madre di Miles di fronte a una prima pagina che racconta dei bambini immigrati chiusi in gabbie è emblematica) istanze che non possono essere slegate dal personaggio: non da Spider-Man in generale, ma soprattutto non da questo Spider-Man. 

Ora probabilmente qualcuno parlerà della deriva woke del fumetto mainstream americano e della Marvel, del gettone da pagare per portare avanti chissà quale agenda, o di una manovra commerciale. Molto più semplicemente, Spider-Man ha sempre parlato dei temi della propria epoca, e continua  a farlo anche oggi. Se fino sa qualche decina di anni fa la sua voce però era solo quella di scrittori per lo più uomini e bianchi, oggi l’apertura della Marvel a una nuova generazione di scrittori e disegnatori ha ampliato la prospettiva del mondo dei suoi fumetti e delle istanze che vi trovano spazio tra le vignette. Con ottimi risultati in termini qualitativi, come dimostra questo Miles Morales: Spider-Man – Straight out of Brooklyn, e con buona pace di chi probabilmente i fumetti Marvel non li ha mai capiti davvero. 

Link Amazon.

Cover di Miles Morales Spider-Man: Straight out of Brooklyn



Players è un progetto gratuito.

Se ti piace quello che facciamo, puoi supportarci (o offrirci una birra) comprando musica, giochi, libri e film tramite i link Amazon che trovi negli articoli, senza nessun costo aggiuntivo.

Grazie!
, , , ,
Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

Similar Posts
Latest Posts from Players